La fuga dei cervelli dall'Italia è un argomento molto critico; nel nostro paese a differenza del resto d'Europa e del mondo, il livello di crescita dei ricercatori, degli studiosi, della classe politica e imprenditoriale si attesta su livelli davvero bassi.
Al di là delle colpe varie, che nel nostro paese continuano a ricadere prima sugli uni e poi sugli altri, senza capire bene quale possa essere l'alternativa e la cura, la scena va sempre peggiorando con gli anni lasciando un paese ricco di cultura, storia e arte in uno stato d'oblio, come una bella addormentata che aspetta un salvatore che mai arriverà.
Ma ancora più sconcertante è notare che alla fuga dei cervelli si accosta la fuga dai cervelli che sembra colpire amministrazioni, istituzioni e aziende.
Lungi da me criticare o giudicare l'operato di persone ad un "grado sociale" più alto del mio, ma purtroppo negli ultimi anni ci troviamo di fronte ad un impoverimento della classe dirigente italiana, soprattutto di quella politica e pubblica. Spesso si pensa che quello de politico non sia un lavoro se non una passione, ma quanto di più lontano c'è da questa definizione? Un politico è una persone che prende in mano le sorti di un paese, è colui che grazie alle sue competenze e alle sue conoscenze può aiutare a rendere migliore un paese.
Allo stesso modo anche chi lavoro all'interno delle istituzioni degli enti pubblici e delle amministrazione tende ad essere visto come un semplice impiegato e il lavoro pubblico continua ad essere visto come un'ancora di salvezza dalla disoccupazione. Questo ci porta a confrontarci infine con questo sistema senza fine. Persone collocate in posti sbagliati e soluzioni che non si trovano mai.
A questo punto mi chiedo, meglio la fuga dei cervelli o la fuga dai cervelli? Io scelgo semplicemente la fuga.
lunedì 2 maggio 2011
martedì 19 aprile 2011
Talenti Lucani tra noir e descrizione
“Username: Makaa Ya Mawep” è il nuovo romanzo dello scrittore lucano Francesco Pietro Falotico edito da Zona Contemporanea.
E’ un libro che accompagna alla scoperta dei luoghi più nascosti della Basilicata, piccoli paesini con le loro storie, non abituati a vivere complotti internazionali, popolati da famiglie e da persone abituate alla routine, alla calma e alla riservatezza.
Quest’autore riesce a portarci dentro un vortice di accadimenti che stroncheranno la tranquillità delle vite dei suoi personaggi. Un viaggio nel tempo e nello spazio per scoprire drammi familiari, bugie e malavita.
Una piacevole lettura moderna, d’impatto e piena di suspense che porterà il lettore prima a conoscere una regione ancora poco conosciuta, ma piena di ricchezze, ed in seguito a far parte della storia, cercando una soluzione e scoprendo le fitte trame che collegano tra loro personaggi, città e nazioni.
Francesco Pietro Falotico ci porta dentro una serie di accadimenti paralleli collegati tra loro; una narrazione che lascia il lettore sbalordito e lo porta ad inseguire un assassino sconosciuto e scovare un personaggio fantasma che si fa chiamare Makaa ya mawep.
Tanti personaggi diversi tra loro, accomunati da un destino ormai scritto, tra cui spicca il Tenente Lacava, un Montalbano dei giorni nostri tutto lucano che si ritrova ad indagare su omicidi seriali che hanno una sapore internazionale.
Un viaggio attraverso la Lucania seguendo le tracce di uno strano personaggio. Una narrazione scorrevole e piacevole.
Descrizioni che portano il lettore dentro i paesini a scoprire la loro storia.
L’autore si sofferma, infatti, con cenni storici su ogni paese e città della nostra regione. Ne racconta gli accadimenti e ne risalta le caratteristiche.
Un pionere della terra lucana, insomma, appassionato di noir e storia.
“Username: Makaa ya maep (Terrore Lucano)” il romanzo d’esordio di un autore ancora da scoprire: Francesco Pietro Falotico.
L'autore del romanzo sarà presente al Salone Internazionale del Libro di Torino il giorno 16 Maggio alle ore 16, Padiglione 2, stand M 13
Per Informazioni:
Ufficio Stampa
Andreina Serena Romano
info@asrmedia.it
Ai giovani l'ardua sentenza.
La forza di un Paese è data dalle persone che ci vivono, ma soprattutto dalla voglia e dal coraggio di chi ha le competenze e le capacità per creare qualcosa di buono.
I giovani sono una risorsa molto importante, grazie alla loro innata creatività e ad un modo di pensare libero dagli schemi. Ce lo insegnano le maggiori realtà europee e mondiali che investono ogni giorno nella formazione e nella crescita delle nuove generazioni.
In Italia il sistema è diverso. I giovani continuano a deambulare tra passato presente e futuro mentre gli ultra sessantenni continuano ad andare avanti per molti anni ancora senza lasciare spazio.
Quella dei giovani in Italia, e soprattutto al Sud, è una situazione molto critica: tanti sono i precari, tanti i disoccupati ma soprattutto pochi quelli che davvero vogliono mettersi in gioco.
Purtroppo siamo segnati da una mentalità sociale dove puoi andare avanti solo con il lavoro fisso a tempo indeterminato e magari in un'ente della pubblica amministrazione. Niente di più sbagliato. Purtroppo la povertà del nostro paese è data prima da una povertà intellettuale oltre che innovativa nel campo del lavoro in seguito da una cattiva se non pessima amministrazione.
In America i giovani investono sugli studi e in seguito sulla professione, creano piccole imprese o investono su loro stessi. In Italia i giovani si fanno coccolare dal'Università e poi aspettano davanti a un computer che gli arrivi un lavoro.
Se è vero che i giovani sono o potrebbero essere la rinascita e la futura crescita dell'Italia, allora è arrivato il momento di iniziare a pensare in modo alternativo. Basta fermarsi ad aspettare un lavoro; quando questo non viene dobbiamo metterci in discussione e credete in noi stessi.
Siamo noi l'innovazione. Ma soprattutto siamo noi il nostro futuro. Creiamolo e viviamolo.
lunedì 18 aprile 2011
A tutta Danza
Il 29 aprile in occasione della V Giornata Nazionale della Danza, il Centro Danza Maeva organizza una serata al Teatro F. Stabile di Potenza.
Ingresso dalle ore 19.30 - sipario ore 20.00
NON MANCATE.
Ingresso dalle ore 19.30 - sipario ore 20.00
NON MANCATE.
lunedì 28 febbraio 2011
lunedì 21 febbraio 2011
In questo mondo 2.0 dove tutti pensano di poter fare tutto.
Capita spesso per noi esperti di comunicazione e professionisti delle Relazioni Pubbliche, di avere difficoltà a spiegare il nostro lavoro. Siamo più spesso etichettati come addetti stampa, pr, pubblicitari, ma dietro la figura di un esperto in comunicazione c'è molto altro.
Prima di tutto ci sono anni di studio, perché chi si occupa di comunicazione e marketing deve occuparsi anche di strategia aziendale, budget, piani di comunicazione e progetti più ampi. Quindi per fare questo una base bisogna averla.
Un "comunicatore" non è la persona che si occupa di organizzare le feste e le Relazioni Pubbliche (non Pubbliche Relazioni) non sono attività da discoteca. Ch si occupa di rp e pa (public affairs) si interfaccia con istituzioni e stakeholders e deve sapere quali sono le regole per farlo.
La nostra figura è quella a cui un'azienda o un ente o un'istituzione o una singola persone dovrebbe fare sempre riferimento se vuole farsi conoscere. Noi possiamo creare una strategia reale e scoprire cosa va o cosa non va.
Uno dei problemi che più spesso si vedono ora è quello della presenza sul web. Molte aziende non sanno realmente cosa questo comporti ma soprattutto quali studi possono esserci dietro. Si affidano spesso a singole persone esperte di grafica senza pensare che prima di arrivare alla grafica del sito e alle caratteristiche informatiche bisogna fare uno studio ed analizzare. Per questo la mediazione di un esperto è molto importante: ti aiuta a delineare le linee guide che poi passa a chi manualmente si occupa di sviluppare il sito. Questo comporta una sicurezza maggiore per le aziende e la sicurezza stessa del grafico, che avrà un brief perfetto da cui partire.
Prima di tutto ci sono anni di studio, perché chi si occupa di comunicazione e marketing deve occuparsi anche di strategia aziendale, budget, piani di comunicazione e progetti più ampi. Quindi per fare questo una base bisogna averla.
Un "comunicatore" non è la persona che si occupa di organizzare le feste e le Relazioni Pubbliche (non Pubbliche Relazioni) non sono attività da discoteca. Ch si occupa di rp e pa (public affairs) si interfaccia con istituzioni e stakeholders e deve sapere quali sono le regole per farlo.
La nostra figura è quella a cui un'azienda o un ente o un'istituzione o una singola persone dovrebbe fare sempre riferimento se vuole farsi conoscere. Noi possiamo creare una strategia reale e scoprire cosa va o cosa non va.
Uno dei problemi che più spesso si vedono ora è quello della presenza sul web. Molte aziende non sanno realmente cosa questo comporti ma soprattutto quali studi possono esserci dietro. Si affidano spesso a singole persone esperte di grafica senza pensare che prima di arrivare alla grafica del sito e alle caratteristiche informatiche bisogna fare uno studio ed analizzare. Per questo la mediazione di un esperto è molto importante: ti aiuta a delineare le linee guide che poi passa a chi manualmente si occupa di sviluppare il sito. Questo comporta una sicurezza maggiore per le aziende e la sicurezza stessa del grafico, che avrà un brief perfetto da cui partire.
martedì 15 febbraio 2011
Questa non è una città per giovani.
Se potessimo fare un documentario su Potenza questo potrebbe essere il titolo adatto ad una storia ormai vecchia che dura da prima che io nascessi.
La mia non vuol tanto essere un’invettiva verso la politica o l’amministrazione cittadina, né tantomeno una nota di rabbia verso chi non ha interesse ad elevare culturalmente questa città. Semplicemente vuole essere una riflessione pubblica su quanta strada abbiamo ancora da fare per essere una vera città capoluogo.
Come prima cosa, bisogna ricordare che una città metropolitana, non diventa tale semplicemente utilizzando fondi europei per realizzare una linea metropolitana, ma in più ampia scala dovrebbe offrire una serie di servizi ai cittadini e a voglia visitarla.
Un piccola città di 70.000 abitanti, com’è Potenza, potrebbe non aspirare ad essere una grande città ma semplicemente potrebbe far fiorire quello che ha di nascosto e puntare sulla qualità, piuttosto che sulla quantità. Ma purtroppo fino ad ora, ancora non è stato compreso che la nostra città e in ampia scala tutta la nostra regione, potrebbe essere una vera fonte di ricchezza, se solo qualcuno iniziasse a capire come amministrare fondi e ricchezze che rispettivamente da anni e da secoli abbiamo a disposizione.
Spesso me la sono presa con i giovani, colpevoli di lamentarsi di una città orribile che non offriva loro niente, invogliandoli ad occuparsi in prima persona delle attività della città.
Adesso senza vergogna devo chiedere scusa a quei giovani che pur lottando si sono visti porte chiuse in faccia. Qui i ragazzi hanno tanta voglia di fare ma non hanno le basi per poterlo fare, anche se più che di basi parlerei di agganci, appoggi e spazi.
I pochi posti in città che davano spazio ai giovani subiscono costantemente una lotta da parte di altri professionisti dello stesso settore che, come capita spesso a Potenza, invidiosi della vittoria di una fazione devono subito trovare agganci per farla cadere con uno sgambetto improvviso. O si ritrovano oberati di controlli su piccoli ed inutili dettagli, mentre magari a 50 metri c’è qualcosa di più importante da controllare.
Così un circolo che si apre ai giovani, offrendo aperitivi letterari, concerti e serate a tema, in un ambiente dove si assapora cultura allo stato puro, dove puoi chiacchierare di arte, politica, sociale e musica fino a tardi, dove puoi dare ai ragazzi la possibilità di vivere delle ore al sicuro, viene messo alle strette con veri e propri discorsi “da bar”.
Ci si lamenta dell’incremento degli alcolizzati e dei tossicodipendenti. Ma non si fa niente per trovare soluzioni valide per affrontare tali problemi. Sembra un po’ la storia del carcere che invece di nobilitare un uomo che ha perso la strada, tende ad incrementare la sua predisposizione a delinquere.
In una situazione critica come la nostra, in una città senza sbocchi e senza idee, dove l’unica cosa che puoi fare è stare buttato in mezzo alla strada e la tua unica soluzione è bere una birra o fumare uno spinello come possono crescere i vostri figli, come possiamo andare avanti noi giovani?
Di ragazzi giovani che fanno uso di droghe ce ne sono tantissimi, e anche se si voleva nascondere fino ad ora è arrivato il momento di dirlo: tanti ragazzi fanno uso di droghe, dalla cocaina all’eroina, e molti di loro sono già sulla buona strada dell’alcolismo.
Vogliamo lasciarli buttati così per strada o vogliamo offrire loro un futuro vero?
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