E' targata Ferpi (Federazione Relazioni Pubbliche Italia) l'ultima indagine del luglio 2011 sul settore turistico italiano.
Un'indagine svolta tra gli operatori turistici pubblici e privati sull'intero territorio nazionale con lo strumento Monkey Survey e quindi con valore di confronto con gli operatori piuttosto che di vera e propria statistica.
Leggendo la relazione e guardando il risultato (vai qui) si evince un andamento positivo per quanto riguarda la necessità di affidarsi ai professionisti delle relazioni pubbliche.
Infatti dall'indagine ne esce, attualmente, una situazione critica e un'opinione scarsa della qualità delle relazioni turistiche, punto fondamentale per accrescere il valore e l'immagine dei posti che ci circondano.
E questo è solo il primo punto, ne escono male anche le relazioni con i media e con gli stessi turisti, una cosa che ci rende consapevoli delle sempre critiche e poco importanti (per chi fa turismo) relazioni con gli stakeholder.
Quindi un trend in crescita per gli operatori delle relazioni pubbliche che vengono richiamati all'ordine e ai quali viene chiesta non più una mera attività di comunicazione e relazione con i media ma una vera e propria attività di co-relazione e integrazione tra operatori, enti e mercato.
Ottima notizia per noi professionisti delle Rp reali, che non lavoriamo sul semplice evento o sull'ufficio stampa statico, ma che diamo al complesso filo delle relazioni un senso molto più ampio che parte dalla strategia fino ad arrivare all'operatività.
E' da questa indagine che voglio partire per fare un po' di riflessioni. Partendo dal fatto che le relazioni sono sicuramente tra i primi elementi importanti e necessari nel settore del turismo, come in quello della cultura, in Italia siamo ancora arenati ad un sistema obsoleto di comunicazione e interscambio, non dando fondi per lo sviluppo delle attività relazionali e non mettendo ai primi posti le politiche di relazione esterne piuttosto che la comunicazione e la reputazione.
Le strutture, gli operatori e le pro-loco dovrebbero affidarsi a figure professionali che hanno dimestichezza con tutti gli strumenti delle Rp, quindi bando al singolo che si occupa solo di stampa ed eventi e benvenuti chi da importanza prima di tutto al complesso governo delle relazioni con gli Stakeholder e con il mercato.
venerdì 29 luglio 2011
giovedì 28 luglio 2011
Email marketing trends 2011. Finalmente il sondaggio.
Cosa pensano gli italiani dell'email marketing? Questa è una domanda che si fanno molte aziende, che grazie al sempre più diffuso utilizzo di internet e di piattaforme mobili, utilizzano sempre più spesso il marketing virale come forma di comunicazione.
Un interessante sondaggio, pubblicato da MagNews in collaborazione con Nielsen, denota un trend del molto roseo per le nuove politiche di marketing, a differenza di quanto si potesse pensare negli ultimi periodi.
Email Marketing Trend 2011. The User Experience Report delinea uno spaccato dell'Italia e degli italiani attento e dipendente da email. Gli italiani, infatti, sono assidui lettori della posta elettronica e hanno in media 2 caselle di posta controllate costantemente a tutte le ore. Il 74% degli intervistati pensa che a oggi l'email sia indispensabile per la vita sociale e quotidiana.
Un trend più che positivo soprattutto per quanto riguarda il mondo della comunicazione. Infatti la nuova tendenza per il consumatore è preferire l'email ad altri strumenti e canali di comunicazione, che siano tradizionali o no. Infatti l'email marketing ha scavalcato di gran lunga anche gli stessi social network e soprattutto la comunicazione telefonica.
Per dirla tutta e brevemente il consumatore italiano è pronto ad aprire le vostre mail basta che siano interessanti e che ripongano maggiore attenzione e rispetto per loro, anche in base agli interessi. Quindi l'email marketing può diventare un canale decisivo e importante basta che sia gestito in modo professionale. Ricordate anche che il mittente rappresenta la motivazione prima per cui si apre l'email, quindi continuiamo a dare importanza all'immagine e alla reputazione aziendale.
Perciò aziende ben venga l'email marketing basta che sia fatto con coscienza.
E mi raccomando nella società 2.0 in cui viviamo ormai un buon 30% legge l'email e si connette tramite smartphone o tablet quindi ricordiamoci di realizzare nuove versioni di newsletter e siti apposta per i mobili.
Che il marketing sia con voi.
martedì 5 luglio 2011
Arte Società e Libertà. Welcome Rub Kandy.
E' uscito il numero 18 di Brek Magazine con l'intervista di cui vi parlavo a Mimmo Rubino, in arte Rub Kandy,
Un viaggio interessante tra street art, graffiti e arti visive.
A breve il digitale sul sito www.brekmagazine.it per scoprire tutti gli altri articoli di questo numero.
Have a brek!
Un viaggio interessante tra street art, graffiti e arti visive.
A breve il digitale sul sito www.brekmagazine.it per scoprire tutti gli altri articoli di questo numero.
Have a brek!
martedì 21 giugno 2011
L'arte ti rende libero. Ma non troppo. Il caso del Pigneto
25 aprile 2011.
Siamo a Roma nel quartiere del Pigneto e da lontano si vede una folla che sovrasta il ponte della ferrovia. Una manifestazione spontanea per ricordare la festa della liberazione? Non si tratta di questo. Se guardi bene in alto potrai scorgere un’istallazione di circa 4 metri completamente in metallo. Ma solo se sei arrivato prima delle 11, altrimenti troverai semplicemente dei poliziotti e una folla alla ricerca del fascista. Ma qual è il motivo di tanta indignazione che porta i telegiornali ad aprire le edizioni dell’ora di pranzo con questa notizia?
Foto: Jessica Stewart
Chi ha avuto la fortuna di osservare questa istallazione con occhi limpidi, non ingannati dalle dicerie altrui o dal moralismo della società italiana moderna, si sarebbe trovato di fronte ad una scritta che per senso e forma evoca quella che campeggiava all’ingresso dei campi di concentramento; ma in seguito, avrebbe scoperto una scritta in inglese, lingua notoriamente anti nazista, che aveva l’unico scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica verso temi sociali della nostra società.
L’artista Rub Kandy, anche lui notoriamente non un simpatizzante dei movimenti di destra, ha avuto uno spunto artistico che negli ultimi tempi è raro vedere (a meno che non vogliamo far credere che le opere d’arte contemporanea possano essere degli atti così geniali). E’ così semplice nascondersi dentro una galleria d’arte protetti dai grandi, ma portare le idee e dare uno scossone forte in strada vuol dire essere geniali, vuol dire non avere paura delle conseguenze.
E’ stato additato come nostalgico neonazista, come ciarlatano, come artista dei poveri, gli è stato puntato il dito contro perché non all’altezza di qualsiasi altro artista in quanto precario. E’ stato accusato di ricercare pubblicità facile. Ma nessuno si è preoccupato di capire realmente cosa c’era dietro questo artista e quest’opera controversa.
Tutto questo senso di indignazione è stato provocato da chi aveva bisogno di un qualcosa a cui appigliarsi per far parlare di sé; in fondo cosa c’è di meglio di un estremista di destra con idee razziste che semina panico per Roma con un’installazione per mercificare tutta la storia e mandarla in pasto all’opinione pubblica? Sicuramente di meglio ci sarebbe stato un omicidio di una minorenne, ma in quel 25 aprile c’era solo questo ad aiutare.
Si sono affannati in tanti a giudicare questa azione, ma chi erano questi tanti? Sicuramente nessuno che poteva dire di aver vissuto in prima persona l’agonia e l’orrore dei campi di concentramento, ma giornalisti, critici d’arte o presunti tali, folle e gruppi di persone che, come sappiamo bene in Italia, cercano sempre un pretesto per infangare qualcuno, anche se quel qualcuno magari sta dalla loro parte.
Conosco personalmente l’artista, e potrei dire qualsiasi cosa di lui, descriverlo in tanti modi, ma mai come un estremista di destra. Anzi, potrebbe essere più quella persona che incontri accanto al tuo tavolo nel circolo sotto casa mentre ti lamenti del lavoro che non avrai mai o della situazione precaria dell’Italia.
Ed è da qui che nasce la sua avventura, perché un artista “fa da filtro e poi rigurgita”, ha il dovere di dire quello che succede attorno. E quando, tu che sei vicino a lui, ti lamenti di vivere in un ghetto, costretto a lavorare a volte si e a volte no, come decide la società, costretto a rinunciare ad una casa oppure a scappare perché non accettato, allora l’artista capirà che la situazione è grave, che dove vivi non è una semplice città ma è una specie di lager, dove chi decide e chi comanda è chi ha il potere e noi possiamo stare solo zitti.
Non a caso, c’è voluto pochissimo per rimpiazzare la scritta “Work Will Make you Free” con un semplice striscione che protestava contro le morti sul lavoro. E quindi mi chiedo, se realmente fosse stata fraintesa quest’opera, non sarebbe stato meglio issare una bandiera contro il razzismo? Perché parlare di lavoro e morti sul lavoro? Semplicemente perché sin dall’inizio chi ha visto l’opera ha capito di essere di fronte ad una protesta ed essendo arrivato in ritardo ha dovuto riparare all’errore gridando al lupo.
La verità è che “Work will make you free” non è assolutamente un’opera di stampo nazista partorita da una mente estrema di destra, ma una fotografia di uno spacco di civiltà moderna in un determinato luogo. E’ così facile dare un significato così semplicistico ad una cosa di questo impatto, è tipico di chi punta il dito ma poi non attualizza.
E’ l’ennesima dimostrazione della scarsa libertà di espressione e di parola che dovremmo avere dopo anni e anni di lotta.
Ma soprattutto la cosa che mi rende più sconcertata è aver parlato così tanto di un qualcosa che realmente non c’è senza dare risalto a chi ha messo in moto questa macchina. E quindi mi inferocisco di aver sprecato almeno più di un terzo del mio articolo a parlare di una cosa così futile e senza significato.
Ho visto cose peggiori protette da 4 mura e magari preferirei che i tanti critici si soffermassero a parlare del significato ignobile e incivile di tante altre opere.
A me invece lascio l’espressione totale dell’essere, dell’io e del mondo. Quindi non posso che alzare le mani davanti ad un artista che si occupa di arte da ancor prima che nascesse, che ha aiutato a far crescere un concetto di street art che vira verso il sociale.
Un artista a tutto tondo, precario o no, pur sempre un vero artista, molto di più di quanto possano esserlo altri.
Articolo inedito "Work Will Make You Free"
In attesa dell'uscita dell'ultimo numero di Brek Magazine con un'intervista all'artista Mimmo Rubino, in arte Rub Kandy, che racconterà la sua arte e i suoi lavori, pubblico l'articolo inedito sul lavoro "Work Will Make You Free", lavoro che ha portato Mimmo sulle prime pagine di tutti i giornali nazionali.
Per motivi di spazio e di battute l'articolo, che uscirà sul magazine gratuito lucano in questi giorni, è stato tagliato e ha dato importanza principalmente ai lavori dell'artista.
Il prossimo post è l'articolo iniziale che racconta la storia dell'istallazione romana al Pigneto, quello che è successo dietro e quello che succederà.
Non perdetevelo.
venerdì 17 giugno 2011
I'm not a Fashion Victim.
In tempi non sospetti ho avuto il piacere di intervistare per Brek Magazine Aija Barzdina, una tra le più importanti modelle "plus size" e creatrice insieme ad altre colleghe del progetto "Curvy Can".
NEgli ultimi tempi si continua a parlare del pericolo dell'anoressia. Riviste patinate e case di moda alzano la voce contro i siti pro-ana (vedi al petizione di Vogue Italia), ma in realtà nessuno ha mai avuto il coraggio di fare realmente qualcosa.
E' certo che i disturbi alimentari non sono dovuti a motivi così frivoli ma è indubbio che tante delle ragazze che fanno diete o non mangiano lo fanno per sembrare più belle agli occhi della società.
Se la moda prima riuscisse a far capire che una taglia 38 non è la normalità e dopo iniziasse a creare abiti che hanno delle forme, potremmo iniziare a parlare di un vero cambiamento.
Aija Barzdina e le sue colleghe sono delle donne bellissime, in forma, curvose e toniche. Indossano una 44 o una 46, taglie normali per l'80% delle italiane ma totalmente fuori dal comune se parliamo di moda e star system.
Le ragazze "Curvy Can" ci spiegano che loro hanno lottato contro il sistema moda, perchè non sono vittime della moda e hanno avuto successo grazie a quello che sono.
Perché sono ragazze normali come noi. Come me. E io di certo non indosso una taglia 38.
L'intervista completa è disponibile al link http://www.brekmagazine.it/
NEgli ultimi tempi si continua a parlare del pericolo dell'anoressia. Riviste patinate e case di moda alzano la voce contro i siti pro-ana (vedi al petizione di Vogue Italia), ma in realtà nessuno ha mai avuto il coraggio di fare realmente qualcosa.
E' certo che i disturbi alimentari non sono dovuti a motivi così frivoli ma è indubbio che tante delle ragazze che fanno diete o non mangiano lo fanno per sembrare più belle agli occhi della società.
Se la moda prima riuscisse a far capire che una taglia 38 non è la normalità e dopo iniziasse a creare abiti che hanno delle forme, potremmo iniziare a parlare di un vero cambiamento.
Aija Barzdina e le sue colleghe sono delle donne bellissime, in forma, curvose e toniche. Indossano una 44 o una 46, taglie normali per l'80% delle italiane ma totalmente fuori dal comune se parliamo di moda e star system.
Le ragazze "Curvy Can" ci spiegano che loro hanno lottato contro il sistema moda, perchè non sono vittime della moda e hanno avuto successo grazie a quello che sono.
Perché sono ragazze normali come noi. Come me. E io di certo non indosso una taglia 38.
L'intervista completa è disponibile al link http://www.brekmagazine.it/
giovedì 12 maggio 2011
Francesco Pietro Falotico porta "Makaa Ya Mawep" al Salone del libro di Torino
Abbiamo già avuto modo di parlare in precedenza del nuovo romanzo dello scrittore lucano Francesco Pietro Falotico.
Un romanzo ingegnoso che richiama i thriller più importanti degli ultimi anni.
L’autore presenterà il suo nuovo romanzo "Username: Makaa Ya Mawep" al Salone Internazionale del Libro di Torino il giorno 16 Maggio alle ore 16, Padiglione 2, stand M 13.
Inoltre, l’ufficio stampa e comunicazione dell’autore sta preparando un tour di promozione lucano del libro, che toccherà i posti raccontati nel libro, partendo con una serata di presentazione a Potenza.
A breve tutti i dettagli.
Per informazioni:
Ufficio stampa e Comunicazione
Andreina Serena Romano
+39 338 1700143
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